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Storie


La storia della Filef PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Luglio 2011 10:17
Un'anteprima delle significative immagini che testimoniano la passione, l'impegno, il lavoro, la coerenza della FILEF da parte dei suoi fondatori ed organizzatori, ma anche la partecipazione della gente comune. La storia di questa organizzazione, attiva fin dagli anni '70, verrà raccontatA da centinaia di meravigliose ed emotive immagini in una mostra che si sta già organizzando e che vedrà la luce la prossimo anno.

 
IN RICORDO DI DAVIDE PDF Stampa E-mail
Sabato 11 Giugno 2011 10:19
Davide Oriani, per diversi anni attivista della FILEF di Sydney, è spirato ad appena 38 anni a Forlì, il 2 maggio scorso, stroncato da una malattia incurabile che lo aveva costretto a lasciare l'Australia nel marzo del 2010 per curarsi in Italia.

Emigrato in Australia nel 2005 dopo alcuni anni di attività politica durante i quali aveva anche prodotto documentari su vecchi partigiani della Resistenza in Emilia-Romagna, era presto entrato nel gruppo organizzativo della FILEF di Sydney e nel 2006 aveva disegnato e allestito il nostro sito www.filefaustralia.org.

Pubblichiamo un ricordo di Davide scritto da Max Civili, segretario della FILEF di Sydney fino al suo rientro in Italia nel 2010, e suo amico personale.

Davide era entrato a far parte del mondo FILEF una piovosa sera di giugno del 2005. Era in corso la prima edizione del Film festival The Weird Mob, incentrato sull'emigrazione italiana in Australia, e le proiezioni delle pellicole si tenevano nell'elegante theatrette del Parlamento del NSW.

Si presentò al tavolino per l'acquisto dei biglietti d'ingresso in compagnia dell’allora sua fidanzata Nina. Era pieno di entusiasmo per l'iniziativa cinematografica che aveva appena avuto inizio. Un entusiasmo genuino, spassionato. La FILEF gli piacque da subito. Mi disse 'consideratemi dei vostri'.

Quella sera, Davide aveva la barba trasandata, indossava una giacca scura molto stretta (a Roma diremmo 'a cichetto') e un cravattino nero. Aveva un aspetto curato e un fare rassicurante. Portava una 'Tolfa' a tracolla, la borsa di pelle dei sessantottini, uno dei simboli ormai sbiaditi di un periodo storico di grandi conquiste sociali che oggi ci stiamo facendo portare via una dopo l'altra.

Davide sorrideva spesso ed era spassoso ascoltarlo mentre parlava - sempre con leggerezza e con un forte accento romagnolo - di politica, della situazione sociale in Italia e in Australia, di calcio. Davide amava parlare anche della Resistenza.

Aveva realizzato un documentario qualche anno prima, intitolato 'Giovanna mia', che comprendeva una serie d’interviste con ex partigiani e reduci di guerra del forlivese che avevano vissuto sulla propria pelle i drammatici anni del nazi-fascismo. Volti segnati dal dolore, dalla morte.

Volti che appartenevano a uomini e donne che con il loro coraggio hanno contribuito a cambiare il destino dell’umanità. Con Davide diventammo subito amici. Durante i fine settimana, spensierati, andavamo ogni tanto a giocare a pallone sui prati di Canada Bay, a Leichhardt, ci vedevamo per qualche cenetta a base di pasta, bruschette e vino oppure in pizzeria, con gli altri della FILEF, dopo interminabili riunioni 'programmatiche' sulle attività da portare avanti.

Indimenticabile fu quella volta che assistemmo a un concerto del musicista Goran Bregovic e invademmo, assieme ad altre centinaia di persone, il parquet del palazzetto dello sport di Homebush per ballare scatenati al ritmo frenetico delle marce slave. Era il 2007 e Davide aveva trovato lavoro presso la biblioteca del Coasit dove si era fatto apprezzare per la sua professionalità e simpatia. Il 2007 era anche l'anno della seconda edizione del Film Festival The Weird Mob, che ora presentava una serie di film sull'emigrazione italiana nel mondo.

Davide ne realizzò, con stile e dedizione, il sito web, contribuendo in maniera decisiva al successo anche di quella secondogenita iniziativa cinematografica della FILEF. 'Todo cambia' però cantava Mercedes Sosa. Finiscono gli amori (e i contratti di lavoro), cambiano le stagioni. All'inizio del 2008, Davide tornò in Italia per leccarsi le ferite e capire dove trascorrere la seconda parte della sua vita. Una sera, qualche mese dopo la sua partenza per l’Italia, mi telefonò da Forlì e mi comunicò che sarebbe tornato a vivere a Sydney. Gli dissi: "Davide se vuoi puoi stare a casa mia per i primi tempi". Lui, sempre con quel suo forte accento romagnolo mi rispose: "Urca Max, ma allora vengo subito!".

Mi raggiunse nel mio appartamento di Randwick nel giugno del 2008, e si accontentò di una brandina nella camera di pranzo, accettando di buon grado la vivace compagnia di mio figlio Tommaso. Dopo pochi giorni trovo un ben remunerato lavoro presso un'azienda che faceva profitti con il poker on-line. Il nuovo impiego gli aveva creato non pochi scrupoli di carattere etico. Ma disse a se’ stesso che in quella fase iniziale aveva bisogno di lavorare e di soldi per rimettersi in marcia.

Un sabato mattina andammo insieme, Davide, Tommaso e il sottoscritto, a visitare un appartamento con una splendida veduta sulla spiaggia di Coogee. Era tanto bello quanto caro. Quando l'agente immobiliare ci comunicò il prezzo dell'affitto Davide esclamò il suo tipico "Urca!".

Ci guardammo negli occhi e con la sua consueta leggerezza, mi fece: " Mo sì, Max, mo prendiamolo". Mi sembra che piaccia anche a Tommi, vero Tommi?". Vivemmo insieme fino al Febbraio del 2009. Allegre cene con amici, le prime relazioni amorose dopo il distacco dalla sua ex, interminabili chiacchierate - innaffiate da molti bicchierini di Sambuca Molinari - sulla desolante situazione politica in Italia e sugli iniziali successi del governo Rudd in Australia, il calcio (la sua Juventus e la mia Lazio se la passavano maluccio) e il mio futuro, sul quale andavano minacciosamente addensandosi molte nuvole nere.

Grazie Davide per essere stato lì in quei giorni, in quei momenti difficili per me a causa del lavoro e delle scelte di vita delle persone a me vicine. Grazie per il tuo sostegno, per le tue quotidiane iniezioni di buon senso e leggerezza. Nel marzo del 2010 mi comunicasti della tua malattia. Eri stanco, dimagrito, ingrigito. Volevo abbracciarti. Ma tu eri ancora, incredibilmente, leggero.

Sembrava quasi non avessi bisogno del mio abbraccio. Quel pomeriggio di fine estate, eravamo seduti presso un caffe di Bondi, su Campbell Parade. Eri ancora leggero. Mi raccontasti che ti saresti curato in Italia, per avere i tuoi cari vicino, e che Natalia, la tua nuova compagna, ti sarebbe stata accanto per farti forza e che poi sareste tornati insieme in Australia, perché l'azienda per la quale stavi lavorando ti avrebbe tenuto il posto. Ma non mi sembravi molto convinto mentre mi dicevi quelle cose.

Ti dissi che anch’io ero arrivato alla frutta. E che anch’io sarei tornato a vivere in Italia. Per curarmi da un'altra malattia, assai più leggera e benevola della tua. Ci rincontrammo pochi mesi più tardi, in una sfavillante giornata d'ottobre a Bologna. Andammo in trattoria, mangiammo e bevemmo, e scherzammo. E parlammo di donne, di calcio, della maledetta politica italiana. Parlammo del futuro. E rievocammo il passato... Ricordi quel pomeriggio estivo di pioggia, a Coogee? Tu, Tommaso ed io a casa, come tre bambini, a bere latte al cacao e guardare il film Odysseus, sulle epiche avventure di Ulisse.

Al termine del film, che durò più di tre ore, aprimmo la porta di casa per andare a fare una passeggiata e in quel momento tutti e tre strabuzzammo gli occhi: la protagonista del film che avevamo appena visto era davanti a noi. Greta Scacchi, viveva nel nostro stesso condominio. Ci guardammo basiti quasi a chiederci " ma che scherzo è questo?" Che scherzo è questo? Può finire cosi? "Urca Max, certo che può finire cosi. Mo sta tranquillo che qui non si sta poi cosi male. E poi chi l'ha detto che è finita?".

Max Civili

Davide Oriani
 
Piacer-ini italiani By Max Civili PDF Stampa E-mail
Mercoledì 01 Dicembre 2010 20:17

 

Tornare a vivere nel proprio paese, dopo dieci anni passati in Australia, e' stata finora un'esperienza abbastanza rivelatrice. Dopo tre mesi di attenta osservazione sono riuscito finalmente a capire come gli italiani riescano a sopravvivere ai problemi legati alla burocrazia, al traffico, al disordine. I nostri, vivono in una dimensione tutta loro che definirei “ludonirica”: sospesa a meta' tra il gioco/piacere e il sogno. La vita della maggioranza dei miei compatrioti e' perennemente volta a dimenticare il presente. Un numero infinito di piccole abitudini e piaceri, caratterizzano le loro giornate consentendogli, per una serie di brevi periodi, di distrarsi da quelli che sono I problemi reali della societa' in cui vivono. Il caffettino, la sigarettina, la telefonatina, il pranzetto, volendo la dormitina pomeridiana, ancora il caffettino, ancora la sigarettina, ancora la telefonatina, la merendina, la passeggiatina e poi, visto che – malgrado la crisi – I ristoranti italiani low-cost sono sempre pieni, la pizzetta e, se possibile, un altro caffettino: una serie infinita di fughe (“fugh-ine”) dalla realta', evasioni che iniziano molto prima dell'atto della consumazione del “piacerino”. Faccio un esempio: se la pausa (dalla vita) per la “sigarettina” e' prevista tra mezz'ora, nei trenta minuti precedenti alla fumata, l'italiano si prepara psicologicamente, spegnendo, prima, il cervello e monitorando, poi, l'orologio per I restanti ventinove minuti. Naturalmente l'esempio appena fatto si rifersice agli italiani impiegati in un qualsiasi ufficio o posto di lavoro (specie in estinzione, dunque, visto la velocita con cui il tasso di disoccupazione aumenta ogni mese). Per I/le casalinghi/e le cose non sono molto diverse. Passando in casa la maggior parte della giornata hanno molto piu tempo da dedicare alle amenita'/piacerini. Qui e' la televisione a farla da padrone. Il popolo televisivo si siede in poltrona e gode dei piaceri (non “ini” ma “oni” in questo caso) dei famosi, degli attori, dei potenti industriali. I tv-colici si distraggono dai problemi che affliggono la societa', lasciandosi tele-trasportare nel mondo dei sogni: e allora, ad occhi aperti, si immedesimano nei loro personaggi preferiti, ritratti alle Bahamas per una vacanza con la loro ultima fiamma; si lasciano rapire dalle scappatelle dei politici con qualche giovane soubrette; o ancora si lasciano irretire dal racconto, esasperato ed esasperante, dei sempre piu' frequenti episodi di cronaca nera, sviscerati dai media fino alla nausea. E il paese va, dimentico delle proprie crisi, ignaro dello stato di malato cronico, nel quale versa. Esco, va, vado a farmi una chiacchieratina con il vicino che mi ha promesso un caffettino.

 
ANTIPODI - Video Filef sull'Australia PDF Stampa E-mail
Lunedì 22 Novembre 2010 22:11

Filef - ANTIPODI

Film realizzato in varie città e località dell'Australia, che dà uno spaccato della storia e della presenza dell'emigrazione italiana in questo Paese.
realizzato da: Leonardo Fasoli e Pierpaolo Gandini
regia: Pierpaolo Gandini
Editrice Filef - 2006

Cortesia di FILEF - Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie

Visita il sito: www.filef.org